Vritra: il drago che rubò le acque

Parliamo di Vritra, il drago-serpente della mitologia vedica noto per aver rubato le acque del mondo e aver causato siccità e distruzione! Scopri di più in questo racconto!

FANTASY E MITOLOGIA

Mr. Red Drakar

1/15/20262 min read

Rappresentazione mitologica di Vritra nascosto sotto la crosta del mondo, corpo serpentiformE
Rappresentazione mitologica di Vritra nascosto sotto la crosta del mondo, corpo serpentiformE

Prima che il mondo imparasse a contare i giorni e a dare nomi alle stagioni, l’acqua scorreva senza ostacoli. I fiumi erano arterie divine, le piogge messaggeri del cielo, le sorgenti bocche sacre della terra. Fu allora che emerse Vritra, e con lui nacque il concetto stesso di siccità.

Le antiche tradizioni lo descrivono come un drago-serpente colossale, privo di ali, la cui forma si estendeva per leghe intere sotto la crosta del mondo. Il suo corpo era composto di scaglie scure come il ferro ossidato, incise da solchi luminosi che pulsavano quando le acque erano vicine. Non era una creatura del cielo, ma delle profondità: Vritra non dominava dall’alto, bensì stringeva dal basso, avvolgendo ciò che dava vita.

Secondo i testi vedici più antichi, Vritra non nacque per caso. Fu generato dal caos primordiale, quando le forze dell’ordine e del disordine combattevano per definire la forma del cosmo. Vritra incarnava l’arresto, la resistenza al cambiamento, l’idea che il flusso fosse una minaccia. Dove gli dèi cercavano movimento e ciclicità, egli imponeva immobilità.

Le leggende raccontano che Vritra si avvolse attorno ai letti dei grandi fiumi e alle caverne da cui sgorgavano le sorgenti. Le acque, vive e coscienti, rimasero intrappolate nella sua morsa. I fiumi tacquero. Le nuvole, private del loro nutrimento, si fecero leggere come cenere. Il mondo entrò in uno stato di sospensione innaturale.

Gli effetti della sua presenza erano misurabili. Le cronache parlano di terre spaccate come ossa secche, animali che seguivano fiumi ormai invisibili, uomini che scavavano fino a sanguinare, trovando solo polvere, dèi minori che perdevano potere insieme alle acque che li nutrivano.

I racconti più arcaici suggeriscono che si considerasse un custode. Il flusso libero era spreco, debolezza, un errore del mondo giovane.

Il conflitto con Indra, dio della tempesta fu dunque uno scontro ideologico. Indra rappresentava il movimento, il tuono che spezza, la pioggia che cade senza chiedere permesso. Armato del Vajra, l’arma nata dal fulmine e dall’ordine cosmico, affrontò Vritra nel cuore stesso del mondo.

Le fonti divergono sulla durata della battaglia. Alcune parlano di un solo giorno che durò un’era; altre di un conflitto eterno che si ripete in forme diverse. Ciò che è certo è l’esito: il Vajra spezzò il vincolo che tratteneva le acque. Non uccise semplicemente il drago, ma ne frantumò la funzione.

Quando Vritra cadde, le acque esplosero di nuovo nel mondo. I fiumi ripresero il loro corso con violenza primordiale, le piogge si abbatterono come memorie liberate, e la terra tornò a respirare.

Tuttavia, Vritra non scomparve.

I documenti mitologici più tardi sono concordi su un punto inquietante: Vritra è una creatura, ma prima di essa un principio ricorrente. Ogni volta che l’acqua viene trattenuta per dominio anziché per equilibrio, ogni volta che il flusso vitale viene bloccato per avidità o paura, Vritra si manifesta di nuovo come forza latente, continuando a strisciare sotto il mondo, in attesa.